I farmaci GLP-1 riducono i rischi cardiaci e renali nel diabete di tipo 1, lo studio della Johns Hopkins

Compresse rosse fuoriescono da un flacone di medicinali

I farmaci agonisti del recettore GLP-1 sono associati a una riduzione degli eventi cardiovascolari e renali nelle persone con diabete di tipo 1, secondo uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health pubblicato il 19 marzo su Nature Medicine e condotto su oltre 174.000 pazienti.

La ricerca colma un vuoto rilevante. Questi farmaci, tra cui semaglutide e tirzepatide, hanno mostrato benefici per cuore e reni nel diabete di tipo 2, ma nel tipo 1 non sono approvati per questo scopo e vengono usati solo fuori indicazione, in genere per il controllo del peso. Mancavano finora dati solidi su una popolazione che paga un tributo alto alle complicanze, con circa il 31 per cento dei pazienti colpito da un evento cardiovascolare maggiore e il 7 per cento da insufficienza renale terminale entro la mezza età.

Come è stato costruito lo studio

Il gruppo di ricerca ha utilizzato un metodo chiamato emulazione di uno studio clinico, che applica ai dati delle cartelle cliniche elettroniche la logica di una sperimentazione randomizzata. Sono stati confrontati i pazienti con diabete di tipo 1 che avevano iniziato una terapia con GLP-1 e quelli che non l’avevano fatto, seguendoli per cinque anni.

L’approccio consente di lavorare su numeri molto grandi e su condizioni reali, ma non offre le stesse garanzie di uno studio randomizzato tradizionale, perché le differenze tra i due gruppi potrebbero non essere state del tutto neutralizzate.

I numeri su cuore e reni

Nel periodo di osservazione il rischio di un evento cardiovascolare maggiore è stato del 4,3 per cento tra chi assumeva i farmaci, contro il 5,0 per cento tra chi non li usava, con una riduzione del 15 per cento. Per l’insufficienza renale terminale i valori sono passati dall’1,9 all’1,6 per cento, pari a un calo del 19 per cento.

Lo studio segnala inoltre una diminuzione del 18 per cento del rischio di scompenso cardiaco e del 28 per cento degli eventi epatici gravi. Le stime, avvertono gli autori, restano associazioni osservate e non misure di un effetto diretto dei farmaci.

Un beneficio in linea con il tipo 2

«Queste riduzioni del rischio per gli esiti cardiaci e renali sono paragonabili a quelle osservate nei pazienti con diabete di tipo 2 che assumono farmaci GLP-1, ed è rassicurante non aver riscontrato alcun segnale di nuovi problemi di sicurezza», ha dichiarato Jung-Im Shin, docente del dipartimento di epidemiologia della Bloomberg School e autrice senior dello studio.

La convergenza con i dati del tipo 2 rafforza l’ipotesi che parte dei benefici passi da meccanismi indipendenti dal controllo della glicemia, come la riduzione del peso e gli effetti sulla parete dei vasi.

Le cautele che restano

Il diabete di tipo 1 pone problemi specifici che lo studio non risolve. L’uso dei GLP-1 in questi pazienti richiede attenzione al rischio di ipoglicemia e di chetoacidosi diabetica, una complicanza potenzialmente grave che può insorgere quando le dosi di insulina vengono ridotte troppo.

Gli autori sottolineano che i risultati, per quanto incoraggianti, non equivalgono alla prova fornita da una sperimentazione controllata e non modificano di per sé le indicazioni approvate. Il passo successivo, indicano, sarebbe uno studio randomizzato disegnato apposta per il diabete di tipo 1, l’unico in grado di stabilire se il beneficio osservato regga alla verifica.

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