Istituzioni, società scientifiche e associazioni di pazienti hanno delineato il 19 marzo, al CNEL di Roma, una strategia nazionale sul diabete per il triennio 2026-2028. Il documento adotta per la prima volta una lettura per “ecosistemi”, che mette in relazione fattori di rischio, tecnologie e politiche invece di trattarli separatamente.
L’iniziativa, giunta alla terza edizione degli Stati Generali sul Diabete, punta a costruire una visione condivisa per una malattia che in Italia riguarda oltre quattro milioni di persone. L’obiettivo è allineare la risposta sanitaria alla strategia nazionale sulle cronicità e all’evoluzione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Quattro ecosistemi per una malattia complessa
La novità dell’edizione 2026 è l’approccio ecosistemico, che rinuncia a separare i singoli aspetti del problema per leggerli come parti di un sistema unico. Il confronto si è articolato attorno a quattro ambiti principali.
- Salute e determinanti sociali
- Ricerca e innovazione scientifica
- Governance e politiche pubbliche
- Trasformazione digitale
L’idea di fondo è che la prevenzione, l’accesso alle cure e l’uso delle tecnologie non possano essere affrontati in modo isolato. La strategia si propone di collegarli, così da ridurre le disuguaglianze e migliorare il monitoraggio dei pazienti sul territorio.
I numeri di un’emergenza
Il quadro tracciato dagli Stati Generali restituisce la dimensione del fenomeno. Il diabete colpisce più di quattro milioni di italiani, con un impatto stimato in circa venti miliardi di euro l’anno per il Servizio sanitario nazionale, tra costi diretti e complicanze.
La diffusione cresce con l’età, raggiungendo il 15,5% nella fascia tra 65 e 74 anni e superando il 20% negli over 85. Restano determinanti i fattori di rischio legati allo stile di vita, con una prevalenza del 12,5% tra le persone sedentarie e del 17,4% tra chi convive con l’obesità.
Prevenzione ed equità di accesso
Tra le linee indicate figurano il rafforzamento della prevenzione primaria e la garanzia di un accesso equo alle innovazioni terapeutiche. La digitalizzazione viene indicata come strumento per accorciare le distanze tra i territori e sostenere il controllo a distanza dei pazienti.
“Il diabete è correlato agli stili di vita oltre che a condizioni socio-economiche”, ha osservato il ministro della Salute Orazio Schillaci, richiamando il peso dei fattori sociali nella diffusione della malattia. Un’impostazione che lega la risposta sanitaria a interventi più ampi su alimentazione, attività fisica ed educazione alla salute.
Il ruolo delle tecnologie
Il capitolo digitale occupa uno spazio crescente. Sensori per il monitoraggio del glucosio, telemedicina e strumenti di gestione a distanza vengono considerati leve per personalizzare le cure, a condizione di garantirne la diffusione anche nelle aree meno servite, per evitare che l’innovazione ampli i divari esistenti.
Un percorso ancora da tradurre in atti
La strategia definita al CNEL rappresenta un indirizzo condiviso, ma dovrà tradursi in provvedimenti concreti per produrre effetti. Il confronto tra istituzioni e stakeholder ha delineato le priorità, mentre l’attuazione dipenderà dalle scelte di programmazione e dalle risorse che verranno destinate nei prossimi anni.
Il triennio 2026-2028 sarà il banco di prova. Sarà la capacità di trasformare la visione per ecosistemi in politiche misurabili a determinare se l’impostazione emersa dagli Stati Generali riuscirà a incidere sull’andamento di una malattia in continua crescita.