Abbott ha presentato il 5 gennaio, al Consumer Electronics Show di Las Vegas, Libre Assist, una funzione dell’app FreeStyle Libre che usa l’intelligenza artificiale generativa per stimare l’impatto di un pasto sulla glicemia prima ancora di mangiarlo. Lo strumento è disponibile senza costi aggiuntivi all’interno dell’applicazione.
L’obiettivo dichiarato è colmare un vuoto ricorrente nella gestione del diabete, il momento della scelta a tavola. Fino a oggi la maggior parte delle app registrava il cibo e restituiva un riscontro solo dopo il pasto, quando la decisione era già stata presa.
Come funziona la nuova funzione
Il meccanismo è pensato per essere rapido. Prima di mangiare, l’utente scatta una foto del piatto oppure descrive a parole il proprio cibo. L’algoritmo identifica gli ingredienti e prevede il possibile effetto sui livelli di glucosio, restituendo una valutazione a colori.
- Verde, impatto minore sulla glicemia
- Giallo, impatto moderato
- Arancione, impatto rilevante
Accanto alla valutazione, Libre Assist propone suggerimenti personalizzati per contenere l’effetto del pasto, per esempio modifiche alle porzioni o all’abbinamento degli alimenti. Dopo aver mangiato, i dati del sensore Libre servono a confermare l’impatto reale, così da affinare nel tempo le indicazioni.
Un consiglio prima del pasto, non dopo
“Le persone che convivono con il diabete hanno bisogno di più di app che si limitano a registrare il cibo e non le aiutano nelle decisioni sui pasti”, ha affermato Marc Taub, vicepresidente delle Technical Operations per la divisione diabete di Abbott. La logica è spostare il supporto nel momento in cui può ancora incidere sulla scelta.
Secondo l’azienda, la funzione è accessibile tramite Apple App Store e Google Play, senza abbonamenti mensili, acquisti separati o prescrizioni dedicate. Abbott indica in oltre 7 milioni le persone che usano FreeStyle Libre nel mondo, con una presenza in più di 60 Paesi e un rimborso totale o parziale in oltre 40.
La corsa dei produttori all’intelligenza artificiale
La mossa di Abbott si inserisce in una tendenza più ampia del settore dei sensori per il glucosio. Anche Dexcom ha annunciato un aggiornamento della propria app con funzioni basate sull’intelligenza artificiale, tra cui il riconoscimento dei pasti da fotografia e una stima della curva glicemica, con un lancio previsto negli Stati Uniti nel corso dell’anno.
La convergenza verso questi strumenti riflette un cambiamento di prospettiva. Il monitoraggio continuo del glucosio, nato per registrare i valori, punta oggi a diventare un supporto decisionale quotidiano, capace di collegare alimentazione, attività e andamento della glicemia.
Verso un uso più ampio dei sensori
Queste funzioni si rivolgono anche a chi non utilizza insulina, un pubblico in crescita per i dispositivi di monitoraggio. La possibilità di ricevere indicazioni immediate potrebbe favorire una maggiore consapevolezza sulle abitudini alimentari, oltre la stretta cerchia dei pazienti insulino-dipendenti.
I limiti da tenere presente
Le previsioni restano stime basate su algoritmi, non misurazioni dirette. La risposta glicemica a uno stesso alimento varia da persona a persona e dipende da fattori come attività fisica, sonno e terapia in corso. Per questo il riscontro del sensore dopo il pasto rimane il riferimento per verificare l’effetto reale.
La stima del contenuto di un piatto a partire da una fotografia può inoltre risultare imprecisa, soprattutto con ricette elaborate o porzioni difficili da valutare. Gli strumenti di questo tipo andrebbero quindi considerati un aiuto alla decisione e non un sostituto del confronto con il diabetologo, che resta il punto di riferimento per la gestione della terapia.