Oltre un minore su quattro in Italia è in eccesso di peso e il divario tra famiglie ricche e povere pesa sulla salute metabolica dei più piccoli. Lo certifica il rapporto «Obesità in Italia 2026» presentato il 9 luglio dall’Italian Barometer Obesity Forum sulla base dei più recenti dati Istat, che collegano l’aumento del sovrappeso in età precoce a un rischio crescente di diabete di tipo 2.
Il quadro è netto proprio nelle fasce più giovani. Tra i bambini di 3-10 anni la quota di eccesso di peso tocca il 32,3 per cento, il valore più alto della fotografia scattata dal report. È in questa età che si costruiscono, o si perdono, le abitudini che proteggono dal diabete negli anni successivi.
Un divario che parte dai banchi di scuola
Il dato che più preoccupa gli esperti è la frattura sociale. Secondo il rapporto, il 35,8 per cento dei minori con genitori a basso livello di istruzione risulta in sovrappeso o obeso, contro il 20,3 per cento dei coetanei con almeno un genitore laureato. La prevenzione, in altre parole, non parte dallo stesso punto per tutti.
Roberta Crialesi, dell’Istat, ha ricondotto queste differenze alle condizioni socioeconomiche delle famiglie, che incidono su alimentazione, attività fisica e accesso a percorsi di cura. Un bambino cresciuto in un contesto svantaggiato ha più probabilità di sviluppare fattori di rischio che, da adulto, sfociano nel diabete.
Perché riguarda il diabete
L’eccesso di peso è il principale fattore di rischio modificabile per il diabete di tipo 2. Paolo Sbraccia, tra gli autori del rapporto, ha ricordato che l’obesità si associa a «diabete tipo 2, ipertensione, dislipidemia, apnea ostruttiva del sonno», un grappolo di condizioni che spesso compaiono insieme e si rinforzano a vicenda.
Intervenire da bambini significa agire prima che questi meccanismi si consolidino. Ogni chilo di troppo accumulato in età scolare rende più difficile la prevenzione in età adulta.
Le leve della prevenzione
Il rapporto colloca la risposta su un terreno che intreccia sanità, scuola e comunità. Le direzioni indicate per ridurre il rischio nei più giovani sono soprattutto tre:
- promuovere alimentazione equilibrata e attività fisica fin dalla prima infanzia;
- ridurre le disuguaglianze di accesso a sport, cibo sano e informazione;
- integrare gli interventi tra servizi sanitari, istituti scolastici e territori.
È l’approccio che il Piano nazionale della prevenzione affida al coordinamento tra Ministero della Salute e Regioni, con protocolli che dovrebbero tradurre gli obiettivi in programmi concreti nelle scuole.
Il riconoscimento dell’obesità come malattia
Sul piano normativo, l’Italia ha inserito l’obesità tra le patologie croniche e aggiornato di conseguenza il quadro degli strumenti di intervento. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha collegato i dati del rapporto alla necessità di rafforzare la prevenzione, in particolare nelle fasce d’età in cui i comportamenti sono ancora modificabili.
Un’emergenza che guarda al futuro
La curva dell’obesità giovanile misura oggi il rischio di diabete di domani. Se il sovrappeso in età scolare continuerà a crescere, avvertono gli esperti dell’Italian Barometer Obesity Forum, il carico di diabete di tipo 2 sulle nuove generazioni è destinato ad aumentare nei prossimi anni.
La verifica dell’efficacia delle misure di prevenzione, a partire da quelle nelle scuole, arriverà con i prossimi aggiornamenti dei dati Istat sull’eccesso di peso tra i minori.