L’obesità cresce in Italia soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione, con un aumento del 75% in dieci anni tra le donne under 34: è il quadro emerso dal rapporto «Obesità in Italia 2026» presentato al Senato il 9 luglio, in occasione dell’ottava edizione dell’Italian Barometer Obesity Forum promosso dalla IBDO Foundation.
Il documento, che rielabora i più recenti dati Istat sull’epidemiologia dell’eccesso di peso, restituisce una fotografia che gli esperti collegano direttamente al rischio metabolico e, in particolare, allo sviluppo del diabete di tipo 2. La prevenzione, sottolineano i promotori, dovrebbe spostarsi sempre più verso le età precoci, dove il fenomeno appare in più rapida espansione.
I numeri del rapporto presentato al Senato
Secondo i dati Istat citati nel rapporto, l’eccesso di peso della popolazione italiana è rimasto complessivamente stabile, passando dal 45,9% del 2016 al 46,4% del 2025. Dietro questa stabilità apparente si nasconde però una redistribuzione del fenomeno verso i più giovani.
Tra le donne di età compresa fra 18 e 34 anni la quota di persone con obesità è passata dal 3,6% del 2016 al 6,3% del 2025, con un incremento del 75%. Tra i coetanei maschi l’aumento è stato del 35%, dal 4,6% al 6,2%. La crescita risulta più contenuta nelle fasce successive: dall’8,5% al 10,3% tra i 35 e i 44 anni, dall’11,1% al 12,5% tra i 45 e i 54.
Un minore su quattro in eccesso di peso
Il dato che il rapporto indica come più critico riguarda l’età pediatrica. Il 26% dei minori tra 3 e 17 anni vivrebbe in condizione di eccesso di peso, con un picco del 32,3% nella fascia tra 3 e 10 anni. La presenza di genitori con obesità aumenterebbe ulteriormente la probabilità del figlio di trovarsi nella stessa condizione, che salirebbe al 35,8%.
Il documento evidenzia inoltre un forte gradiente socio-economico. Roberta Crialesi, dell’Istat, ha ricordato che l’eccesso di peso interessa «il 27,6% delle famiglie con risorse scarse rispetto al 24,9% di chi dispone di risorse adeguate», a conferma di come le disuguaglianze incidano sui comportamenti a rischio.
Il legame con diabete e malattie metaboliche
Il presidente dell’Italian Barometer Diabetes Observatory, Paolo Sbraccia, ha ricondotto la gravità del fenomeno alla sua natura sistemica. L’obesità, ha spiegato, «si associa a un gran numero di importanti complicanze, come diabete, ipertensione, dislipidemia». Secondo lo stesso Sbraccia la condizione «triplica il rischio di infertilità e aumenta le probabilità di aborto», ampliando il perimetro delle conseguenze ben oltre l’ambito strettamente metabolico.
Il diabete di tipo 2 rappresenta una delle complicanze più frequentemente associate all’eccesso di peso. Il collegamento tra le curve dell’obesità giovanile e quelle dell’iperglicemia rende, secondo i promotori del rapporto, prioritario intervenire prima che il rischio si traduca in malattia conclamata, in particolare nelle età in cui il fenomeno cresce più rapidamente.
La sedentarietà come leva di prevenzione
Tra i fattori di rischio modificabili il rapporto attribuisce un peso rilevante alla sedentarietà. La quota di persone sedentarie sarebbe scesa dal 41,4% del 2016 al 32,3% del 2025, con un divario di genere ancora marcato: 35,8% tra le donne e 28,8% tra gli uomini.
Il dato viene messo in relazione diretta con l’insorgenza dell’obesità. Secondo le elaborazioni riportate, il rischio risulterebbe pari al 15,8% tra le persone sedentarie contro il 9,5% tra chi pratica attività fisica. Tra le regioni con maggiore incidenza di obesità figurano Molise (14,0%), Puglia (13,2%), Sicilia (12,5%) e Campania (12,0%).
La legge sull’obesità e il sistema di prevenzione
Il rapporto colloca i nuovi dati nel quadro della recente normativa. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha rivendicato che l’Italia è «la prima nazione al mondo ad avere approvato una legge dedicata all’obesità che ne riconosce la natura cronica», riferendosi alla legge 149 del 2025, in vigore dal 3 ottobre.
Il provvedimento riconoscerebbe l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante e prevede l’istituzione di un Osservatorio dedicato, oltre all’integrazione delle azioni nel Piano nazionale della prevenzione. La fase attuale, indicano i promotori, sarebbe quella dell’attuazione operativa tra Ministero, Regioni e medici, con particolare attenzione al monitoraggio nelle fasce pediatriche e all’inserimento della promozione di stili di vita corretti nei percorsi scolastici e nei servizi territoriali delle ASL.