Massa muscolare e diabete di tipo 2, uno studio lega la sarcopenia al rischio più che il solo peso

Fisioterapista valuta la forza muscolare della gamba di un adulto in una clinica

La salute dei muscoli, e non soltanto il grasso in eccesso, incide sul rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Lo indica uno studio della Curtin University pubblicato il 14 luglio su Diabetes Care, condotto su quasi 480.000 adulti seguiti per quattordici anni.

La ricerca sposta l’attenzione oltre il solo peso corporeo, il parametro su cui si concentra gran parte della prevenzione. Secondo gli autori, chi presenta insieme adiposità elevata e scarsa massa muscolare parte da uno svantaggio che la sola bilancia non riesce a cogliere, con conseguenze dirette sull’individuazione precoce delle persone a rischio.

Uno studio su quasi mezzo milione di adulti

Il lavoro, coordinato dalla School of Population Health dell’ateneo australiano, ha analizzato i dati di circa 480.000 persone senza diabete all’arrivo, monitorate nell’arco di quattordici anni. Primo autore è Zhongyang Guan, dottorando, mentre la supervisione è del professor Mario Siervo. Il campione, per ampiezza e durata del follow-up, consente di distinguere il peso della composizione corporea da quello del solo indice di massa corporea.

I ricercatori hanno classificato i partecipanti in base alla presenza di obesità, di ridotta funzione muscolare o di entrambe, seguendo poi la comparsa di nuovi casi di diabete di tipo 2 nel tempo.

Perché il muscolo conta nel metabolismo del glucosio

Il tessuto muscolare è uno dei principali distretti in cui l’organismo assorbe il glucosio dopo i pasti, sotto lo stimolo dell’insulina. Una massa muscolare ridotta o poco efficiente lascia in circolo più zucchero e contribuisce alla resistenza all’insulina, il meccanismo che precede il diabete di tipo 2. La condizione che unisce grasso in eccesso e deterioramento muscolare prende il nome di obesità sarcopenica, spesso sottovalutata perché il peso complessivo può restare stabile mentre cambia la composizione del corpo.

L’obesità sarcopenica moltiplica il rischio

Le persone con obesità sarcopenica sono risultate oltre tre volte e mezzo più esposte al diabete di tipo 2 rispetto a chi aveva una composizione corporea nella norma. Rispetto alla sola obesità, la combinazione con la sarcopenia comportava un rischio superiore del 19%.

Il dato emerge anche sull’orizzonte dei dieci anni. In quella finestra ha sviluppato la malattia:

  • quasi il 15% di chi aveva obesità sarcopenica;
  • circa l’11% di chi presentava obesità senza compromissione muscolare;
  • appena il 3% di chi non aveva nessuna delle due condizioni.

Donne e adulti sotto i sessant’anni più esposti

L’associazione tra scarsa salute muscolare e diabete si è mostrata particolarmente marcata nelle donne e negli adulti sotto i sessant’anni, due gruppi che gli attuali strumenti di screening basati sul solo peso rischiano di intercettare in ritardo. Gli autori invitano tuttavia alla prudenza sui meccanismi, ricordando che uno studio osservazionale documenta un’associazione e non una relazione di causa ed effetto.

Cosa cambia per lo screening

«La maggior parte delle persone sa che il peso in eccesso può aumentare il rischio di diabete di tipo 2, ma i nostri risultati mostrano che anche la salute muscolare è un tassello importante del quadro», scrivono i ricercatori della Curtin University. Il gruppo aggiunge che «i professionisti sanitari monitorano abitualmente il peso e l’obesità, ma i nostri dati suggeriscono che valutare la salute muscolare potrebbe aiutare a individuare prima le persone ad alto rischio».

Sul piano pratico, la valutazione della massa e della forza muscolare resta meno diffusa della misura del peso e della circonferenza addominale, e richiede strumenti come i test di forza o l’analisi della composizione corporea. Gli autori indicano nell’attività fisica, in particolare nell’allenamento contro resistenza abbinato a un adeguato apporto proteico, la leva per preservare la muscolatura mentre si interviene sul grasso in eccesso. La conferma dovrà arrivare da studi di intervento che verifichino se agire sulla massa muscolare riduce davvero le nuove diagnosi.

Ultime notizie