La remissione del diabete di tipo 2 dipende dalla durata della malattia e dalla dieta

Piatto di insalata con verdure, carote e proteine magre, esempio di dieta ipocalorica bilanciata

La remissione del diabete di tipo 2 dipende dalla durata della malattia e dalla composizione della dieta ipocalorica, secondo uno studio randomizzato pubblicato su Diabetes Research and Clinical Practice su persone con sovrappeso e obesità. Il lavoro quantifica quanto pesano il momento della diagnosi e il tipo di alimentazione sul ritorno a valori glicemici normali.

Il tema tocca da vicino milioni di pazienti, perché la remissione, cioè il mantenimento di una glicemia sotto soglia senza farmaci, è diventata un obiettivo concreto e non più solo teorico. Lo studio prova a spiegare perché alcuni la raggiungono e altri no, a parità di peso perso.

Il disegno dello studio

I ricercatori hanno sottoposto i partecipanti a una dieta a bassissimo contenuto calorico, tra 600 e 800 chilocalorie al giorno per tre mesi, con la sospensione dei farmaci antidiabetici durante l’intervento. Il campione comprendeva persone con un indice di massa corporea superiore a 27 e una durata del diabete inferiore a quattro anni oppure pari o superiore a otto, così da confrontare fasi diverse della malattia.

La remissione è stata definita come una glicemia a digiuno sotto i 126 milligrammi per decilitro al termine del programma. Su 47 pazienti che hanno completato il percorso, 34 hanno raggiunto l’obiettivo, pari a un tasso di remissione del 72% nell’intera coorte.

Il peso della durata

Il dato più netto riguarda il tempo trascorso dalla diagnosi. A parità di chili persi, chi conviveva con il diabete da più anni ha ottenuto una remissione inferiore del 32% rispetto a chi aveva una malattia più recente, con tassi rispettivamente del 50% e dell’82%. La finestra iniziale, quando le cellule beta del pancreas conservano una funzione migliore, si conferma il periodo più favorevole all’intervento.

I marcatori che fanno la differenza

Chi ha raggiunto la remissione presentava all’inizio una glicemia a digiuno più bassa e livelli più alti di peptide C, indice della capacità residua del pancreas di produrre insulina. Questi parametri, insieme alla durata e al profilo dei nutrienti, sono emersi come i fattori chiave per prevedere l’esito.

Il precedente degli studi sulla dieta

Il lavoro si inserisce in un filone che negli ultimi anni ha ribaltato la convinzione che il diabete di tipo 2 fosse una condizione irreversibile. Lo studio britannico DiRECT aveva mostrato che un programma intensivo di dimagrimento poteva portare alla remissione quasi la metà dei partecipanti a dodici mesi, con risultati legati all’entità del peso perso. La ricerca ora pubblicata aggiunge un tassello, spostando l’attenzione dal solo dimagrimento alla combinazione tra tempistica dell’intervento e qualità della dieta.

Non solo calorie, ma composizione

Lo studio segnala che il tipo di dieta ha inciso quanto la restrizione calorica. La formula ricca di fibre e proteine e povera di carboidrati e grassi ha portato alla remissione il 91% dei partecipanti, contro il 56% ottenuto con gli altri regimi. Il risultato suggerisce che a parità di calorie la scelta dei macronutrienti orienta la risposta metabolica.

  • Remissione totale della coorte: 72%;
  • durata breve contro lunga: 82% contro 50%;
  • formula ad alte fibre e proteine: 91% contro 56%;
  • predittori: glicemia a digiuno più bassa e peptide C più alto.

Gli autori mantengono un messaggio prudente ma aperto. Pur riconoscendo il vantaggio di intervenire presto, osservano che «una remissione considerevole resta possibile anche dopo una lunga durata del diabete di tipo 2», a patto di combinare restrizione calorica e composizione adeguata della dieta. Il prossimo passo indicato è la verifica della tenuta dei risultati oltre la fase di dimagrimento, quando il rischio di recidiva mette alla prova la stabilità della remissione.

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