Il grasso viscerale non innescherebbe il diabete solo per la sua massa, ma perché fa morire una popolazione di cellule immunitarie protettive. Lo sostiene uno studio dell’Università di Pittsburgh pubblicato il 12 febbraio 2026 su Nature Communications, che individua nella proteina SerpinB2 un possibile bersaglio contro l’insulino-resistenza.
Il ruolo dei macrofagi residenti
Nel tessuto adiposo vivono cellule immunitarie chiamate macrofagi residenti. Contrariamente a quanto suggerirebbe la loro natura, il loro compito non è alimentare l’infiammazione ma tenerla a bada. «Anche se sono cellule immunitarie, non sono infiammatorie: al contrario, sopprimono l’infiammazione che causa l’insulino-resistenza», ha spiegato Partha Dutta, autore senior della ricerca.
Quando il grasso viscerale si accumula, questi guardiani verrebbero meno. La loro scomparsa lascia campo libero all’infiammazione cronica, considerata uno dei motori del passaggio dalla semplice adiposità alla malattia metabolica.
SerpinB2 come interruttore della sopravvivenza
Al centro del meccanismo c’è SerpinB2, una proteina essenziale per la sopravvivenza dei macrofagi residenti. Secondo lo studio, con l’espansione del grasso addominale i livelli di SerpinB2 crollano, e senza questa proteina le cellule protettive muoiono.
La cascata che porta alla malattia
I ricercatori descrivono una sequenza a più tappe che collega l’eccesso di grasso alla comparsa del diabete.
- L’accumulo di grasso viscerale riduce i livelli di SerpinB2
- Il calo della proteina provoca la morte dei macrofagi protettivi
- L’infiammazione nel tessuto adiposo aumenta
- La sensibilità all’insulina si deteriora fino al diabete di tipo 2
Questa lettura ribalta l’idea dell’insulino-resistenza come conseguenza passiva del peso, presentandola invece come l’esito di un vero e proprio conflitto immunitario interno al tessuto grasso.
Dai topi ai possibili farmaci
Nel modello animale, la somministrazione di antiossidanti avrebbe ripristinato i livelli di macrofagi residenti e migliorato la sensibilità all’insulina. Il gruppo di Pittsburgh sta ora sviluppando piccole molecole capaci di riprodurre lo stesso effetto nell’uomo.
Una possibile sinergia con i GLP-1
Gli autori ipotizzano che un intervento mirato su questa via immunitaria possa anche potenziare l’efficacia dei farmaci GLP-1, oggi al centro della terapia del diabete e dell’obesità. Resta però una prospettiva da verificare, perché i risultati provengono da esperimenti preclinici e la traduzione clinica richiederà studi sull’uomo.
Perché il grasso viscerale preoccupa anche i normopeso
Il lavoro si inserisce in un filone che negli ultimi anni ha spostato l’attenzione dal peso corporeo alla distribuzione del grasso. Il tessuto adiposo viscerale, quello che avvolge gli organi addominali, viene considerato metabolicamente più attivo e più infiammatorio del grasso sottocutaneo. La scoperta del ruolo di SerpinB2 offrirebbe una spiegazione molecolare al motivo per cui anche persone non obese, ma con adiposità centrale, possono sviluppare insulino-resistenza.