L’Oms inserisce i farmaci GLP-1 per diabete e obesita nella lista dei medicinali essenziali

Penna di insulina appoggiata su una superficie chiara

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha aggiornato la propria Lista dei farmaci essenziali includendo per la prima volta gli agonisti del recettore GLP-1 per il trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità, accanto a nuove terapie oncologiche. La decisione, riferita in Italia da Quotidiano Sanità, potrebbe spingere molti Paesi a rendere questi medicinali più accessibili nei sistemi pubblici.

La lista dell’OMS non è vincolante, ma orienta le scelte di acquisto e rimborso di gran parte del mondo, in particolare nei Paesi a basso e medio reddito. L’ingresso di una classe di farmaci assume quindi un peso politico ed economico rilevante.

Che cosa prevede l’aggiornamento

Gli analoghi del GLP-1, tra cui la semaglutide, nascono per il controllo della glicemia nel diabete di tipo 2 e si sono poi affermati nella gestione del peso. Inserendoli nell’elenco, l’OMS ne riconosce il ruolo tra i trattamenti considerati prioritari per la salute pubblica.

L’aggiornamento arriva mentre cresce la pressione sui prezzi. Questi farmaci restano costosi e la loro disponibilità è diseguale tra i sistemi sanitari, un divario che l’organizzazione punta a ridurre.

I nodi ancora aperti

  • Il costo elevato, che limita l’accesso nei Paesi meno ricchi.
  • La capacità produttiva, messa alla prova da una domanda in forte crescita.
  • Le regole di rimborso, che restano di competenza dei singoli Stati.

Il quadro italiano

In Italia la questione è già sul tavolo. Per il diabete di tipo 2 i farmaci GLP-1 sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale attraverso la Nota 100 dell’AIFA, quando altri trattamenti non bastano. Per l’obesità, invece, prodotti come Wegovy restano in fascia C, a carico del paziente, con una spesa mensile che si colloca su alcune centinaia di euro.

Il consumo è esploso. La semaglutide è passata da circa 322 mila confezioni rimborsate nel 2020 a oltre quattro milioni nel 2024, e l’AIFA ha pubblicato una guida per orientare medici e pazienti su indicazioni, sicurezza e rischi.

Che cosa può cambiare

La mossa dell’OMS non modifica di per sé i prezzi né le regole nazionali, ma rafforza la posizione di chi chiede un accesso più ampio. Un riconoscimento internazionale di questo tipo può favorire negoziazioni sui costi e, nel tempo, l’arrivo di versioni equivalenti quando scadranno i brevetti.

La partita si giocherà nei prossimi cicli di revisione dei prontuari nazionali, dove ogni Paese dovrà decidere se e come tradurre l’indicazione dell’organizzazione in disponibilità reale per i pazienti.

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