La Società Italiana di Diabetologia ha richiamato l’attenzione sul legame tra diabesità e cancro in un aggiornamento pubblicato il 17 luglio sull’organo ufficiale della società, Il Diabete Online. Il documento, curato da Gian Pio Sorice, Valeria Scipione ed Enrico Saudelli, ricostruisce le evidenze che collegano l’eccesso di peso all’insorgenza dei tumori.
Il termine diabesità indica la coesistenza di diabete di tipo 2 e obesità, una combinazione che accomuna una quota crescente di pazienti. L’aggiornamento sposta il baricentro dal rischio cardiovascolare, storicamente al centro dell’attenzione, verso un versante meno percepito dai pazienti, quello oncologico.
L’obesità come secondo fattore modificabile
Secondo la ricostruzione della società scientifica, l’obesità rappresenta il secondo fattore di rischio modificabile, dopo il fumo, per l’insorgenza di almeno sedici tipi di tumore. Un fattore modificabile è una condizione su cui è possibile intervenire con lo stile di vita o con la terapia, a differenza di elementi non correggibili come l’età o la predisposizione genetica.
La collocazione dell’eccesso di peso subito dopo il tabagismo indica la dimensione del problema in termini di sanità pubblica. La società diabetologica inserisce questo dato in un quadro in cui l’obesità viene ormai riconosciuta come malattia cronica a sé stante.
Il peso del tempo e della velocità
L’aggiornamento sottolinea che non conta soltanto quanti chili si accumulano, ma anche quando e con quale rapidità. La tempistica dell’aumento di peso, la sua velocità e la durata dell’esposizione all’obesità concorrono a definire il rischio oncologico complessivo.
Più marcato è l’incremento ponderale nel corso della vita adulta, maggiore risulterebbe la probabilità di sviluppare i tumori già associati all’obesità. È una lettura dinamica che supera la fotografia del solo indice di massa corporea a un dato momento.
Quali meccanismi chiamano in causa
Il tessuto adiposo in eccesso non è un deposito inerte. Produce ormoni e molecole infiammatorie e altera i livelli di insulina, un insieme di alterazioni che la ricerca collega alla proliferazione cellulare. Nel paziente con diabesità questi processi si sommano, motivo per cui la società diabetologica tratta le due condizioni insieme.
Una malattia cronica riconosciuta
L’aggiornamento arriva in una fase in cui l’obesità ha ottenuto un riconoscimento istituzionale come malattia cronica, un passaggio che ne modifica l’inquadramento sanitario e apre la strada a percorsi di cura strutturati. La lettura oncologica proposta dalla società diabetologica si inserisce in questo contesto, spostando l’obesità dal terreno dello stile di vita a quello della patologia da trattare.
Il collegamento con il diabete di tipo 2 rende la questione più stringente. Le due condizioni condividono meccanismi metabolici e spesso convivono nello stesso paziente, e la loro somma amplifica i rischi associati a ciascuna. Trattare la diabesità come un’entità unica, sostiene l’aggiornamento, permette di affrontare insieme conseguenze finora considerate separatamente.
Un messaggio per la pratica clinica
Il richiamo della Società Italiana di Diabetologia si rivolge in primo luogo ai professionisti, invitati a considerare il rischio oncologico nella gestione dei pazienti con diabete di tipo 2 e obesità. La prevenzione del peso in eccesso rientrerebbe così non solo nella tutela del cuore e dei reni, ma anche nella riduzione del carico di tumori.
Il tema si intreccia con il dibattito sui nuovi farmaci per il diabete e l’obesità, i cui effetti sul peso corporeo sono al centro della ricerca. La società rimanda ai contenuti pubblicati sul proprio organo scientifico per l’approfondimento delle evidenze citate.