Diabete di tipo 1, da Siena due sottogruppi individuati con i microRNA nel sangue

Ricercatrice in laboratorio prepara provette di sangue per l'analisi dei microRNA

Un gruppo dell’Università di Siena guidato dal professor Francesco Dotta ha individuato due sottogruppi distinti di persone con diabete di tipo 1 all’esordio analizzando i microRNA che circolano nel sangue. Lo studio, pubblicato sulla rivista Cell Reports Medicine, apre la strada a una possibile classificazione della malattia basata su un semplice prelievo.

La distinzione conta perché il diabete di tipo 1 è oggi trattato come una condizione sostanzialmente uniforme, mentre l’andamento clinico varia da paziente a paziente. Identificare fin dall’esordio profili biologici diversi potrebbe orientare terapie e sperimentazioni verso chi ha maggiori probabilità di rispondere.

Due cluster leggibili nel sangue

I ricercatori hanno misurato un insieme di microRNA appartenenti al locus cromosomico 14q32, piccole molecole che regolano l’attività dei geni. Sulla base della loro firma, le persone con diabete di tipo 1 di recente diagnosi si sono distribuite in due gruppi, definiti Cluster A e Cluster B, ciascuno con caratteristiche immunologiche e cliniche proprie.

Il risultato è stato poi confermato su una seconda coorte di pazienti, un passaggio che secondo gli autori rafforza la solidità della classificazione. I microRNA circolanti offrono il vantaggio di essere rilevabili con un prelievo ematico, senza procedure invasive.

Che cosa sono i microRNA

I microRNA sono frammenti di materiale genetico che non codificano proteine ma ne modulano la produzione. La loro presenza nel sangue riflette processi in corso nei tessuti, e per questo vengono studiati come biomarcatori in oncologia, cardiologia e malattie metaboliche. Nel diabete di tipo 1 la loro lettura potrebbe fotografare lo stato del sistema immunitario che aggredisce le cellule beta del pancreas.

Verso una medicina di precisione

La prospettiva delineata dallo studio è quella di stratificare i pazienti già alla diagnosi, distinguendo chi conserva una funzione residua delle cellule beta da chi la perde più rapidamente. Una simile mappatura consentirebbe di calibrare gli approcci terapeutici e di selezionare i candidati per i trial sulle terapie che puntano a preservare la produzione di insulina.

Gli autori indicano il lavoro come un contributo alla medicina di precisione nel diabete di tipo 1, campo in cui la ricerca italiana è tra le più attive. La classificazione basata sui microRNA resta però da validare su casistiche più ampie prima di un eventuale impiego nella pratica clinica.

Perché la malattia non è uguale per tutti

Il diabete di tipo 1 nasce dalla distruzione autoimmune delle cellule beta del pancreas, ma la velocità con cui questa distruzione avanza cambia da persona a persona. Alcuni pazienti conservano per anni una produzione residua di insulina, altri la perdono in pochi mesi, con conseguenze diverse sul controllo della glicemia e sul rischio di complicanze.

Distinguere questi percorsi già all’esordio è uno degli obiettivi della diabetologia contemporanea. La firma dei microRNA identificata a Siena rappresenta un tentativo di rendere misurabile una differenza finora percepita soltanto a posteriori, quando l’andamento clinico si era già manifestato. Un marcatore precoce cambierebbe il modo di impostare il follow-up.

Il sostegno europeo e nazionale

La ricerca è stata finanziata dall’Unione europea nell’ambito del consorzio Innodia, la rete internazionale dedicata alla comprensione e alla prevenzione del diabete di tipo 1, e dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso il Centro Nazionale per lo sviluppo di terapia genica e farmaci a Rna.

Innodia raccoglie centri accademici e aziende impegnati nella raccolta standardizzata di campioni e dati clinici, una base che rende possibili analisi come quella condotta a Siena. Il prossimo passo indicato dagli autori è la verifica dei due cluster su un numero maggiore di pazienti seguiti nel tempo.

Ultime notizie