Eli Lilly ha annunciato il 19 marzo i primi risultati di fase 3 su retatrutide nel diabete di tipo 2, riportando riduzioni dell’emoglobina glicata fino a due punti percentuali e cali di peso fino al 16,8% a quaranta settimane. Lo studio, denominato TRANSCEND-T2D-1, ha raggiunto l’obiettivo primario e tutti i principali obiettivi secondari.
Il farmaco appartiene a una nuova generazione di molecole a tripla azione ormonale e viene osservato con attenzione perché combina il controllo della glicemia con una riduzione del peso finora associata soprattutto alla chirurgia. I dati riguardano però un contesto sperimentale e vanno interpretati con prudenza.
Che cos’è retatrutide
Retatrutide è un cosiddetto triplo agonista, ovvero una molecola che agisce contemporaneamente su tre recettori ormonali coinvolti nel metabolismo, quelli del GIP, del GLP-1 e del glucagone. È un passo oltre i farmaci già in uso, come semaglutide e tirzepatide, che agiscono su uno o due di questi bersagli.
La somministrazione avviene per via iniettiva una volta a settimana. Nello studio la molecola è stata testata come aggiunta a dieta ed esercizio in persone con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato dalle sole misure sullo stile di vita, con una durata media di malattia di circa due anni e mezzo.
I risultati dello studio
TRANSCEND-T2D-1 ha coinvolto 537 partecipanti, assegnati in modo casuale a tre dosi di retatrutide, pari a 4, 9 e 12 milligrammi, oppure a placebo. L’obiettivo primario era la superiorità rispetto al placebo nella riduzione dell’emoglobina glicata dopo quaranta settimane.
- Dose da 12 mg, calo di peso medio del 16,8%
- Dose da 9 mg, calo di peso medio del 15,5%
- Dose da 4 mg, calo di peso medio dell’11,5%
La riduzione dell’emoglobina glicata è arrivata fino a due punti percentuali, un valore che nella pratica clinica corrisponde a uno spostamento importante del controllo del diabete. “Con il triplo agonista retatrutide ci siamo posti l’obiettivo di creare una molecola capace di aiutare i pazienti a ottenere una riduzione sostanziale dell’emoglobina glicata e del peso”, ha dichiarato Kenneth Custer, presidente della divisione Cardiometabolic Health di Lilly.
Il confronto con le terapie attuali
I risultati vanno letti nel quadro di un settore in rapida evoluzione. Le terapie a base di semaglutide e tirzepatide hanno già cambiato l’approccio al diabete di tipo 2 associato a sovrappeso, e retatrutide si presenta come un possibile ulteriore avanzamento grazie al terzo meccanismo d’azione.
La cautela resta d’obbligo. I dati provengono da un singolo studio di fase 3 e riguardano un periodo di osservazione limitato a quaranta settimane. Il profilo di sicurezza e la tollerabilità nel lungo periodo dovranno essere confermati da ulteriori analisi e da un follow-up più esteso prima di poter trarre conclusioni definitive.
Un programma di sperimentazione più ampio
TRANSCEND-T2D-1 fa parte di un programma di studi che valuta retatrutide anche nell’obesità, dove altre sperimentazioni di fase 3 hanno riportato riduzioni di peso ancora più marcate. L’insieme dei dati contribuirà a definire il posizionamento della molecola tra le opzioni terapeutiche.
I prossimi passi
L’azienda ha indicato che i risultati dettagliati sarebbero stati presentati alle Scientific Sessions dell’American Diabetes Association, in programma a giugno, e pubblicati su una rivista scientifica sottoposta a revisione tra pari. Sarà quel passaggio a permettere alla comunità clinica di esaminare i dati completi.
Il percorso verso l’eventuale disponibilità per i pazienti resta lungo. Serviranno l’analisi dei dati definitivi e il vaglio delle autorità regolatorie, che dovranno valutare benefici e rischi prima di ogni possibile autorizzazione all’immissione in commercio.