Attività fisica intensa, bastano pochi minuti per abbassare il rischio di diabete di tipo 2

Persona che sale rapidamente le scale in città, tema prevenzione del diabete

Chi dedica ogni giorno anche solo pochi minuti a un’attività fisica intensa mostra un rischio di diabete di tipo 2 inferiore del 60% rispetto a chi non ne svolge alcuna, secondo uno studio pubblicato il 30 marzo sull’European Heart Journal. Il dato rimette al centro un fattore spesso trascurato nella prevenzione, l’intensità dello sforzo.

La ricerca sposta l’attenzione da una regola che sembrava consolidata, quella secondo cui a contare sarebbe soprattutto il tempo trascorso in movimento. Per alcune patologie, a pesare sarebbe invece la capacità di alzare il ritmo, anche per brevi tratti nell’arco della giornata.

Lo studio su oltre 96.000 persone

Il lavoro ha analizzato i dati di 96.408 partecipanti alla UK Biobank, il grande database sanitario britannico, mettendo a confronto il livello complessivo di attività, la quota di attività vigorosa e il successivo sviluppo di otto malattie croniche. Gli autori hanno seguito i volontari nel tempo, distinguendo tra chi si limitava a un movimento moderato e chi inseriva momenti di sforzo più marcato.

Il coordinamento è del professor Minxue Shen, della Xiangya School of Public Health della Central South University, in Cina. La misura dell’attività non è stata affidata ai soli questionari, ma anche ai sensori indossabili che i partecipanti hanno portato per alcuni giorni, un metodo che riduce le imprecisioni tipiche dell’autovalutazione.

L’intensità pesa più della durata

Il messaggio principale riguarda il tipo di sforzo. Rispetto a chi non svolgeva alcuna attività vigorosa, chi ne aveva la quota più alta registrava il 60% in meno di rischio di diabete di tipo 2. Il beneficio, sottolineano gli autori, resterebbe evidente anche quando il tempo dedicato allo sforzo intenso è modesto.

“Aggiungere alla vita quotidiana brevi momenti di attività che tolgono un po’ il fiato, come salire le scale a passo svelto, camminare veloci tra una commissione e l’altra o giocare in modo attivo con i figli, può fare una differenza reale”, ha dichiarato Shen. È un’indicazione pratica che allontana l’idea di dover per forza frequentare una palestra o programmare allenamenti lunghi.

Che cosa si intende per attività vigorosa

Per attività vigorosa si intende uno sforzo che accelera il respiro e il battito, fino a rendere difficile parlare in modo fluido. Rientrano in questa categoria la corsa, la salita rapida delle scale, il ciclismo sostenuto o alcuni lavori domestici pesanti. Non serve un’attrezzatura particolare, ma la capacità di aumentare il ritmo per qualche minuto.

Un beneficio che va oltre il diabete

Lo studio non si è fermato al metabolismo del glucosio. Gli autori hanno osservato riduzioni del rischio anche per altre patologie, tra cui la demenza, indicata con un calo del 63%, e una mortalità complessiva più bassa del 46% nei soggetti più attivi. Sono stati segnalati vantaggi anche su malattie cardiovascolari, patologie epatiche, respiratorie e renali croniche.

  • Diabete di tipo 2, rischio inferiore del 60%
  • Demenza, rischio inferiore del 63%
  • Mortalità complessiva, rischio inferiore del 46%

Trattandosi di uno studio osservazionale, i risultati indicano un’associazione e non stabiliscono con certezza un rapporto di causa ed effetto. Restano da chiarire i meccanismi biologici e il peso di eventuali fattori legati allo stile di vita dei partecipanti.

Cosa cambia nella prevenzione quotidiana

Per chi convive con un rischio elevato di diabete, il dato offre un margine di manovra concreto. La prevenzione non richiederebbe necessariamente lunghe sessioni, ma la costanza nell’inserire piccoli picchi di intensità nella routine di ogni giorno. Un approccio che potrebbe risultare più sostenibile per chi ha poco tempo o difficoltà a mantenere programmi rigidi.

Le società scientifiche continuano comunque a raccomandare una combinazione di movimento regolare, alimentazione equilibrata e controlli periodici, soprattutto nelle fasce di età in cui la diffusione del diabete cresce. La novità dello studio britannico è che, accanto a quanto ci si muove, andrebbe considerato con più attenzione anche con quale intensità lo si fa.

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