Al congresso annuale dell’American Diabetes Association, andato in scena a giugno a New Orleans, l’azienda Insulet ha svelato Omnipod 6, la nuova generazione del suo microinfusore senza catetere, e ha annunciato di puntare a un sistema completamente automatico pensato anche per il diabete di tipo 2.
Cosa cambia con Omnipod 6
Omnipod 6 è un sistema cosiddetto ibrido a circuito chiuso, in cui un sensore per la glicemia, un piccolo cerotto che eroga insulina e un algoritmo lavorano insieme per regolare in tempo reale le dosi. Rispetto alla versione precedente, il produttore dichiara un algoritmo adattivo migliorato e un’indicazione d’uso estesa sia al diabete di tipo 1 sia a quello di tipo 2.
Secondo quanto comunicato dall’azienda, il lancio sarebbe previsto nel corso del 2027, tempistica che resta subordinata al via libera delle autorità regolatorie. Come per ogni annuncio congressuale, i dati presentati andranno confermati nella pratica clinica e nel confronto con i dispositivi già disponibili.
La scommessa sul circuito interamente automatico
La novità più ambiziosa riguarda un sistema a circuito chiuso completo destinato alle persone con diabete di tipo 2, per il quale Insulet ha avviato lo studio regolatorio EVOLVE. In un dispositivo di questo tipo l’utente non dovrebbe più indicare manualmente i pasti, perché sarebbe l’algoritmo a gestire in autonomia l’intera erogazione dell’insulina.
L’azienda ha collegato l’annuncio ai risultati dei programmi di ricerca STRIVE ed EVOLUTION 3, che avrebbero mostrato miglioramenti significativi del controllo glicemico. L’eventuale arrivo sul mercato, indicato non prima del 2028, dipenderà dall’esito di queste sperimentazioni.
Perché il tipo 2 è la nuova frontiera
Fino a oggi i microinfusori e i sistemi automatici sono stati pensati soprattutto per il diabete di tipo 1. Estenderli al tipo 2, di gran lunga la forma più diffusa, significherebbe portare la tecnologia dell’erogazione automatica a una platea molto più ampia di pazienti, in particolare quelli che già utilizzano insulina.
Il resto del congresso conferma la corsa all’automazione
Insulet non è stata l’unica azienda a muoversi. Sul fronte dei sistemi automatici, i dati presentati a New Orleans hanno riguardato diversi produttori, con un filo conduttore comune: ridurre il carico di gestione quotidiana lasciato al paziente e migliorare il tempo trascorso nell’intervallo glicemico raccomandato.
- Beta Bionics ha diffuso dati reali sul suo sistema iLet, con un incremento del tempo nel target dichiarato intorno al 25%;
- Sequel Med Tech ha portato risultati sul sistema twiist a sostegno dell’uso nel diabete di tipo 2;
- Senseonics ha aggiornato l’analisi sul sensore impiantabile a 365 giorni Eversense.
Il quadro che emerge è quello di una tecnologia che si sposta progressivamente dal controllo manuale verso l’automazione guidata dagli algoritmi, con l’obiettivo dichiarato di alleggerire la routine di chi convive con la malattia.
Cosa resta da verificare prima dell’arrivo in Italia
Gli annunci di un congresso scientifico non equivalgono a una disponibilità immediata. Prima che un dispositivo come Omnipod 6 raggiunga i pazienti italiani devono intervenire la marcatura CE per il mercato europeo e i percorsi di rimborsabilità, che seguono tempi propri e non sempre allineati a quelli statunitensi.
Per le persone con diabete e per i centri di diabetologia, la partita dei prossimi mesi si giocherà quindi sui dati definitivi degli studi in corso e sulle decisioni delle agenzie regolatorie, che stabiliranno quali di questi sistemi passeranno dall’annuncio alla pratica clinica quotidiana.