Un ormone rilasciato dai muscoli durante l’attività fisica, l’irisina, è in grado di ripristinare la funzione delle beta-cellule pancreatiche compromesse dal diabete di tipo 2, secondo uno studio dell’Università di Bari pubblicato sulla rivista Science Advances.
La disfunzione delle beta-cellule, responsabili della produzione di insulina, è uno dei meccanismi centrali della malattia. Individuare una molecola capace di proteggerle e recuperarne l’attività apre una pista di ricerca terapeutica finora poco esplorata.
La prova sulle isole pancreatiche umane
Il passaggio più rilevante del lavoro riguarda la validazione su isole pancreatiche umane prelevate da donatori con diabete di tipo 2. In questi campioni, caratterizzati da un marcato deterioramento funzionale, l’irisina ha ripristinato la secrezione di insulina indotta dal glucosio e aumentato il contenuto di insulina delle cellule.
I risultati sull’uomo si aggiungono a quelli ottenuti su modelli animali, dove la molecola ha mostrato di recuperare la massa funzionale beta-cellulare e di riportare verso la norma l’equilibrio glicemico.
Il legame con il movimento
L’irisina è una miochina, un ormone che il muscolo scheletrico secerne anche in risposta all’esercizio fisico. Questo collegamento offre una possibile spiegazione molecolare del beneficio dell’attività fisica sul metabolismo, un effetto osservato da tempo sul piano clinico ma non ancora del tutto chiarito nei suoi meccanismi.
Le prospettive di una nuova terapia
Lo studio è stato condotto nella sezione di Endocrinologia e Malattie metaboliche del dipartimento di Medicina di precisione e rigenerativa dell’ateneo barese, sotto la guida di Francesco Giorgino e con il coordinamento scientifico di Annalisa Natalicchio.
«Questi risultati evidenziano il potenziale dell’irisina come molecola capace di contrastare alcuni dei principali meccanismi della disfunzione beta-cellulare nel diabete di tipo 2», ha dichiarato Giorgino. Il gruppo ha esteso agli Stati Uniti il brevetto legato all’impiego della molecola, un passaggio che segnala la volontà di portare la scoperta verso possibili sviluppi applicativi.
Cosa manca prima dell’uso clinico
Il percorso resta lungo. I dati riguardano modelli sperimentali e tessuti in laboratorio, non pazienti trattati, e servirebbero studi clinici per verificare sicurezza ed efficacia di un eventuale impiego terapeutico. Gli autori parlano di una base di partenza, non di una cura pronta.
- Origine muscolare della molecola, legata all’esercizio fisico
- Recupero della secrezione insulinica su isole umane da donatori diabetici
- Brevetto esteso agli Stati Uniti
Il prossimo passo, indicano i ricercatori, sarà approfondire i meccanismi con cui l’irisina agisce sulle cellule, tappa necessaria prima di immaginare qualsiasi traduzione clinica.