Il diabete di tipo 2 insorto prima dei cinquant’anni accelera il processo di fragilizzazione nell’anziano in modo significativamente più marcato rispetto alla forma a insorgenza tardiva. È questa la principale area di ricerca del professor Giuseppe Maltese, specialista in Diabetologia, Endocrinologia e Geriatria agli Ospedali Universitari Epsom and St Helier in Inghilterra e Professore Associato alla School of Medicine del King’s College London, che il 25 luglio riceverà il Premio “Ragusani nel Mondo” a Ragusa per il suo contributo alla ricerca internazionale sul diabete e sull’invecchiamento.
Il legame tra diabete e invecchiamento è biologicamente atteso — anni di iperglicemia danneggiano i vasi, i nervi e il sistema immunitario. Ciò che la ricerca di Maltese e del suo gruppo al King’s College porta alla luce è una relazione temporale specifica: più precoce è l’insorgenza del diabete di tipo 2, più rapida e marcata è la traiettoria di fragilizzazione dopo i settant’anni, con conseguenze su autonomia funzionale, ospedalizzazioni e mortalità.
Fragilità e diabete precoce, la mappa del rischio longitudinale
Maltese ha pubblicato sulla rivista The Lancet Diabetes & Endocrinology un’analisi che ha seguito nel tempo coorti di pazienti con diabete di tipo 2 in diversi momenti di insorgenza. I dati mostrano che chi ha sviluppato la patologia tra i 40 e i 50 anni mostra, dopo i 70, punteggi di fragilità più alti rispetto a chi ha ricevuto la diagnosi dopo i 65. I meccanismi ipotizzati comprendono l’esposizione prolungata all’iperglicemia, la sarcopenia accelerata da insulino-resistenza cronica e la progressiva disfunzione ormonale.
«La fragilità non è solo una questione di età anagrafica», ha dichiarato Maltese in un’intervista a Panorama. «È il risultato di un carico cumulativo di malattia, e il diabete di tipo 2 a insorgenza precoce è uno dei fattori che anticipa questo carico nel tempo.»
Il percorso accademico tra Sicilia, Londra e Cincinnati
Originario di Modica (Ragusa), Maltese si è formato in Medicina Geriatrica all’Università di Messina prima di specializzarsi in Diabetologia ed Endocrinologia a Londra, presso Guy’s and St Thomas’ e St George’s Hospital. Ha poi conseguito il Dottorato in Ageing Sciences all’Università di Cincinnati. È Fellow del Royal College of Physicians di Londra e della Higher Education Academy. Dal 2022 ricopre il ruolo di esperto nell’area geriatrica presso l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), contribuendo alla valutazione dei trial clinici nei soggetti anziani.
Nel 2021 è stato selezionato nel Regno Unito tra i venti Diabetes UK Clinical Champions, partecipando a un programma nazionale di leadership clinica triennale. Ha coordinato in questo ambito un progetto sulle nuove tecnologie applicate alla cura del paziente anziano con diabete.
L’invecchiamento del paziente diabetico, una priorità sottovalutata
In Italia la prevalenza del diabete supera il 20% negli ultra-settantacinquenni, secondo i dati ISS 2025. La sovrapposizione tra diabete e fragilità è frequente, ma i due quadri clinici raramente vengono gestiti in modo coordinato. Spesso il diabetologo ottimizza l’emoglobina glicata, mentre il geriatra gestisce le cadute o il declino cognitivo, senza che le due informazioni si integrino in un unico piano terapeutico.
Il gruppo di Maltese propone l’adozione sistematica del Comprehensive Geriatric Assessment (CGA) nei pazienti diabetici ultra-settantenni, uno strumento che misura funzione fisica, stato cognitivo, nutrizione e supporto sociale. Il CGA consente di personalizzare gli obiettivi glicemici — meno stringenti nei fragili, per ridurre il rischio di ipoglicemia — e di definire soglie terapeutiche appropriate al contesto di multimorbidità.
Nuove tecnologie e cura dell’anziano fragile con diabete
Un filone parallelo della ricerca di Maltese riguarda l’applicabilità dei sensori CGM e dei microinfusori nei pazienti anziani con fragilità. I dispositivi, progettati principalmente per adulti attivi con diabete di tipo 1, non sono stati testati sistematicamente negli ultra-ottantenni fragili, dove l’interpretazione degli allarmi e la gestione autonoma del dispositivo possono diventare barriere pratiche significative. Studi pilota in corso al St Helier Hospital valutano l’impatto del CGM sulla qualità della vita e sull’autonomia nei pazienti anziani con multimorbidità.
Il prossimo congresso della Società Italiana di Diabetologia, previsto in autunno, includerà una sessione dedicata al diabete nel paziente anziano fragile, durante la quale potrebbero essere presentati dati preliminari da questi studi europei.