Farmaci contro l’obesità, il nodo del rimborso mentre i consumi di semaglutide crescono

Confezioni e compresse di farmaci su un ripiano

I farmaci contro l’obesità restano a carico dei pazienti in Italia, mentre le confezioni di semaglutide rimborsate per il diabete sono passate da circa 322 mila nel 2020 a oltre 4 milioni nel 2024. I dati, richiamati dall’AIFA, fotografano una domanda in forte crescita e un accesso che cambia a seconda della diagnosi.

La distinzione decisiva non è la molecola, ma l’indicazione per cui viene prescritta. Lo stesso principio attivo può essere gratuito per chi ha il diabete di tipo 2 e interamente a pagamento per chi lo assume per perdere peso.

Cosa rimborsa il Servizio sanitario

Per il diabete di tipo 2 diversi farmaci della famiglia dei GLP-1 sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale secondo la Nota 100, che ne regola la prescrivibilità. Rientrano in questa fascia principi attivi ormai diffusi nella pratica clinica.

  • Semaglutide, nelle formulazioni Ozempic e Rybelsus.
  • Liraglutide, come Victoza.
  • Dulaglutide, come Trulicity.
  • Exenatide, nelle versioni Byetta e Bydureon.

Si tratta di prodotti collocati in classe A, dispensati a carico del sistema pubblico quando ricorrono le condizioni previste dalla nota.

Wegovy e Saxenda restano in classe C

Diverso il destino dei farmaci autorizzati per la gestione del peso. Wegovy, a base di semaglutide, e Saxenda, a base di liraglutide, sono classificati in classe C e non vengono rimborsati dal Servizio sanitario. Il costo resta quindi interamente sulle spalle del cittadino.

La differenza pesa in un Paese in cui, secondo le stime richiamate dall’AIFA, circa il 43% degli adulti è in eccesso ponderale, una platea potenziale molto più ampia di quella coperta dalla rimborsabilità.

Il boom dei consumi

La crescita non riguarda solo il canale pubblico. Nello stesso periodo gli acquisti di semaglutide nel mercato privato sono saliti da circa 29 mila a oltre 326 mila confezioni, un aumento che segnala quanti pazienti scelgano di pagare di tasca propria pur di accedere ai farmaci.

L’impennata dei numeri ha spinto l’agenzia a diffondere una guida dedicata all’uso consapevole di questi medicinali, con l’obiettivo di orientare prescrizioni e aspettative in un contesto di attenzione mediatica elevata.

Il nodo Mounjaro

Sul futuro della rimborsabilità l’attenzione è concentrata su Mounjaro, a base di tirzepatide. L’AIFA ha segnalato che il farmaco figura tra quelli che con maggiore probabilità potrebbero vedere un’estensione della copertura pubblica nel corso del 2026, ma al momento nessuna decisione formale è stata assunta.

Fino ad allora la linea di confine resta quella attuale, con la diagnosi di diabete a fare da spartiacque tra un farmaco gratuito e uno a pagamento. La prossima mossa spetta all’agenzia regolatoria.

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