Screening del diabete di tipo 1, il Parlamento apre alla fascia dai due anni

Bambino piccolo sottoposto a un prelievo capillare per lo screening del diabete di tipo 1 in ambulatorio pediatrico

Le Commissioni Affari Sociali di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole sullo schema di decreto attuativo della legge 130/2023 e invitano il Governo a valutare l’estensione dello screening del diabete di tipo 1 ai bambini a partire dai due anni. La misura riaprirebbe la fascia oggi ferma a 5-6 anni.

Il passaggio parlamentare, riferito a metà giugno 2026, non modifica direttamente il provvedimento ma indica al Governo una direzione: guardare più in basso nell’età anagrafica. Il decreto attuativo, che porta a regime il programma nazionale di identificazione precoce del diabete di tipo 1 e della celiachia in età pediatrica, prevede al momento lo screening per il diabete nella fascia 5-6 anni. I pareri delle due Commissioni chiedono di considerare l’inclusione dei bambini tra 2 e 4 anni, ritenuta clinicamente rilevante.

Cosa chiedono le Commissioni parlamentari

Secondo quanto riportato dalle testate di settore, il parere favorevole delle Commissioni Affari Sociali è accompagnato da una condizione: invitare l’Esecutivo a valutare l’ampliamento della platea agli under 5. Il decreto, nella sua formulazione attuale, si trova nella fase conclusiva dell’iter e definisce le modalità operative con cui la legge 130 del 2023 passa dalla fase pilota all’applicazione strutturata sul territorio.

La legge 130/2023, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 settembre 2023, ha reso l’Italia il primo Paese a dotarsi di un programma nazionale di screening pediatrico per il diabete di tipo 1 e la celiachia stabilito da una norma dello Stato. Per l’attuazione del programma pluriennale la legge ha autorizzato una spesa di 3,85 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025 e di 2,85 milioni di euro annui a decorrere dal 2026.

Perché la fascia 2-4 anni entra nel dibattito

La Fondazione Italiana Diabete (FID) ha accolto con favore l’apertura parlamentare. Il presidente Nicola Zeni ha sottolineato che è proprio nella fascia tra i 2 e i 4 anni che si osservano alcuni dei rischi clinici più elevati legati all’esordio della malattia. La direttrice generale Francesca Ulivi ha collegato la richiesta ai dati della letteratura scientifica.

Secondo la FID, le coorti 2-4 e 6-8 anni rappresentano i principali picchi di sieroconversione autoanticorpale, i marcatori precoci che segnalano l’avvio del processo autoimmune prima della comparsa clinica del diabete. Individuare questi anticorpi in anticipo consentirebbe di intercettare i bambini a rischio prima dell’esordio conclamato, riducendo le diagnosi tardive.

Il nodo della chetoacidosi

Il motivo clinico ricorrente nelle posizioni delle società scientifiche è la chetoacidosi diabetica all’esordio. È nelle età più basse che si concentrano le forme più gravi, quelle che spesso richiedono il ricovero in terapia intensiva. Uno screening anticipato punterebbe a ridurre proprio questi esordi acuti non riconosciuti, con l’obiettivo di:

  • identificare la positività autoanticorpale prima dei sintomi;
  • seguire nel tempo i bambini a rischio con un percorso dedicato;
  • evitare gli esordi in chetoacidosi grave e i ricoveri d’urgenza correlati.

Dalla fase pilota all’applicazione nazionale

Il decreto attuativo segna il passaggio dalla sperimentazione al regime ordinario. La fase pilota prevista dalla legge 130/2023 si è conclusa e ha fornito la base operativa per definire le procedure di arruolamento, i laboratori di riferimento e i percorsi di presa in carico dei bambini risultati positivi ai test. Il testo che le Commissioni hanno esaminato traduce quel disegno in regole applicabili su tutto il territorio.

La differenza tra fasce d’età non è secondaria sul piano organizzativo. Estendere lo screening alla fascia 2-4 anni significa ampliare la platea dei bambini coinvolti e, di conseguenza, il fabbisogno di risorse, laboratori e personale. È questa la valutazione che, secondo il parere parlamentare, spetta ora al Governo prima di un eventuale intervento sul testo.

Le richieste ancora aperte

Al momento il parere delle Commissioni resta un invito e non un obbligo: il Governo è chiamato a valutare l’estensione, non a introdurla automaticamente. Non risultano, allo stato, indicazioni ufficiali dell’Esecutivo su come intenda recepire la richiesta né stime aggiornate del maggiore fabbisogno finanziario che l’ampliamento alla fascia 2-4 anni comporterebbe.

Resta inoltre da chiarire il cronoprogramma con cui il decreto, una volta perfezionato l’iter, diventerà pienamente operativo nelle Regioni e con quali modalità sarà garantita l’uniformità della copertura sul territorio, un tema che le associazioni dei pazienti seguono da vicino insieme alla FID.

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