La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 il 22 maggio 2026, un documento che colloca le malattie metaboliche e l’obesità tra le priorità della strategia sanitaria italiana per i prossimi cinque anni. Il testo è stato pubblicato dal Ministero della Salute.
Il Piano arriva mentre i dati sull’eccesso di peso restano stabilmente elevati e la prevenzione delle patologie croniche, diabete di tipo 2 compreso, torna al centro dell’agenda pubblica. Secondo il Ministero, l’obiettivo dichiarato è rendere la tutela della salute più efficace, accessibile e omogenea sull’intero territorio nazionale, riducendo le disparità tra le Regioni.
Le risorse stanziate
Per l’attuazione del Piano sarebbero previsti 200 milioni di euro annui destinati alle Regioni e alle Province autonome, ai quali si aggiungerebbero 50 milioni per il solo 2026 dedicati alle attività di prevenzione territoriale. Le cifre, riportate da Trendsanità sulla base del provvedimento, segnano la cornice economica su cui poggeranno gli interventi dei prossimi anni.
La dotazione andrà distribuita su sette Macro-obiettivi, ciascuno con traguardi misurabili e linee di intervento definite. Il primo Macro-obiettivo raccoglie le malattie croniche non trasmissibili e include esplicitamente le patologie metaboliche e l’obesità, insieme a quelle cardio-cerebrovascolari, oncologiche, respiratorie e alla salute mentale.
Obesità come malattia cronica
Il Piano dedica particolare attenzione all’obesità richiamando la Legge 149/2025, il provvedimento con cui l’Italia ha riconosciuto la condizione come malattia cronica e recidivante. La prevenzione del sovrappeso viene inquadrata come leva diretta anche per contenere l’incidenza del diabete di tipo 2, che con l’eccesso di peso condivide gran parte dei fattori di rischio.
La strategia punta sull’integrazione tra sanità, scuola, sport, ambiente e comunicazione, secondo l’approccio One Health e Health in All Policies che il Ministero indica come pilastri del documento. L’idea di fondo è che la riduzione dei chili in eccesso non possa essere affidata soltanto agli ambulatori, ma richieda politiche coordinate su alimentazione, attività fisica e contesti di vita.
I numeri che pesano sulla prevenzione
Il quadro epidemiologico su cui interviene il Piano resta impegnativo. Secondo i dati Istat relativi al 2025, l’eccesso di peso complessivo nella popolazione adulta è passato dal 45,9% del 2016 al 46,4%, una quota che coinvolge circa sei milioni di persone con obesità.
L’aspetto più critico riguarda le fasce giovani. Sempre secondo l’Istat, tra le donne di 18-34 anni l’obesità è salita dal 3,6% al 6,3% e tra i coetanei uomini dal 4,6% al 6,2%. Tra i minori di 3-17 anni l’eccesso di peso ha toccato il 26% nel biennio 2024-2025, con un picco del 32,3% nella fascia 3-10 anni. Sono numeri che spostano il baricentro della prevenzione verso l’età pediatrica e adolescenziale.
La linea del Ministero
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha legato l’attuazione del Piano al rafforzamento degli strumenti già introdotti. «Punto di forza della legge è la creazione di un Osservatorio con compiti di monitoraggio, studio dei dati e supporto alla diffusione di stili di vita corretti», ha dichiarato l’8 luglio 2026 commentando i dati sull’obesità.
Nella prefazione al Report, il Ministro ha aggiunto che «tutte le azioni finora intraprese mostrano che la strada per contrastare l’obesità è tracciata. Dobbiamo continuare a percorrerla insieme», collegando la nuova cornice programmatica alle misure già avviate. L’Osservatorio dovrebbe fornire i dati su cui calibrare, anno dopo anno, gli interventi di prevenzione previsti dal Piano.
Cosa cambia sul territorio
La ricaduta concreta dipenderà da come le Regioni tradurranno i Macro-obiettivi in programmi locali. Il Piano prevede traguardi misurabili, un elemento che dovrebbe consentire di verificare i progressi sulla riduzione dei fattori di rischio metabolico e non solo di enunciare intenzioni.
- Interventi su alimentazione e attività fisica nelle scuole, in raccordo con il mondo dello sport;
- Programmi di promozione di stili di vita corretti coordinati con l’Osservatorio sull’obesità;
- Attività di prevenzione territoriale finanziate con i 50 milioni aggiuntivi per il 2026;
- Monitoraggio dei dati epidemiologici per orientare le priorità regionali.
Resta da capire quanto rapidamente le risorse arriveranno agli interventi di prossimità e con quale capacità di incidere sulle fasce più giovani, dove la crescita dei casi appare più marcata e dove la prevenzione del diabete di tipo 2 gioca la partita più delicata.