Sid, informazione contro storie di discriminazione verso diabetici

Una ragazza che non ha potuto partecipare alla gita scolastica. Un’altra non ammessa in discoteca con il suo ‘kit’ per le emergenze, bustine di zucchero e succo di frutta. La loro ‘colpa’: avere il diabete di tipo 1. “Due brutte storie di discriminazione che si sarebbero potute evitare se solo la gente fosse più informata sulle ‘regole’ da seguire nell’evenienza di un abbassamento repentino dei livelli degli zuccheri nel sangue, le crisi ipoglicemiche”. Ne è convinta la Società italiana di diabetologia (Sid), che commenta la vicenda di Shaymaa El Meehy, una diciottenne nata in Italia che non ha potuto prendere parte alla gita scolastica di fine anno perché nessuno voleva prendersi la responsabilità di gestire un’eventuale emergenza. E quella di un’altra ragazza lasciata fuori dalla discoteca Old Fashion di Milano. “La Società italiana di diabetologia – afferma Francesco Purrello, presidente Sid – si è più volte offerta di colmare questo gap, facendo informazione sull’argomento diretta agli insegnanti, agli studenti, al personale non insegnante. Non serve essere un medico per gestire una crisi ipoglicemica, almeno al suo esordio. Imparare a riconoscerne i sintomi, a misurare la glicemia con un glucometro, a somministrare il giusto ‘antidoto’ (delle bustine di zucchero, una bevanda zuccherata, l’iniezione di glucagone nei casi più impegnativi) è qualcosa alla portata di tutti”. E “conoscere le ‘istruzioni per l’uso’ aiuterebbe a risparmiare queste tristi storie di ordinaria discriminazione, dovute non alla cattiveria di qualcuno, ma all’ignoranza (intesa come non conoscenza) di molti. Le persone con diabete non possono e non devono essere discriminate in virtù della loro condizione. La società civile si deve prodigare per rimuovere gli ostacoli, non per crearne di inutili, ingiusti e traumatizzanti per queste persone”, conclude la Sid.

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