La transizione, quando il diabetico dalla pediatria passa all’adulto

Uno dei momenti più importanti della vita del Paziente: la transizione fra età evolutiva ed età adulta nelle persone con diabete.

Nell’ aprile del 2012 la prestigiosa rivista The Lancet ha dedicato una monografia all’età adolescenziale, riconoscendola come un tempo di vita fortemente caratterizzato dal punto di vista socio sanitario , che necessita di una visione olistica che riporti la centralità sulla persona e non sul problema specifico, per dare valore all’unitarietà del ciclo di cure e colmare il gap tra pediatria e assistenza all’adulto.

Una sempre più numerosa popolazione di giovani con diabete dovrà transitare dal servizio di diab. pediatrica al servizio diab. per adulti e ad essa bisognerà garantire cure adeguate . I risultati di studio che riportano un intervento di transizione sono limitati dalla mancanza di adeguati gruppi di controllo e dalla raccolta di dati sia prima che dopo il trasferimento, mentre sono pochissimi gli studi metodologicamente robusti utilizzabili per guidare il passaggio dai rispettivi servizi .

Sicuramente il trasferimento da un ambiente pediatrico a un servizio per adulti è significativo come evento di vita per i giovani con patologie croniche e spesso esso coincide con una fase di vita come l’inizio emerging dell’età adulta che è caratterizzata da una progressiva assunzione di identità e responsabilità. Le raccomandazioni dei sistemi di cura del diabete dal pediatrico all’adulto di ADA , riconoscono l’evidenza empirica limitata alla maggior parte delle raccomandazioni per guidare gli operatori sanitari si basano sul consenso di esperti o sul l’esperienza clinica .

In Italia il Documento di Consenso del gruppo di studio SIEDP AMD SID ha tracciato un possibile percorso e fornite alcune raccomandazioni . Una ragione importante della transizione è favorire l’autonomia del giovane paziente nella gestione della malattia il permanere in una struttura pediatrica rischia di prolungare una modalità di cura troppo centrata sulla famiglia , con il rischio di ritardare lo sviluppo di uno spirito di indipendenza mentre da un punto di vista clinico l’obiettivo di cura si sposta da raggiungimento di un normale processo di accrescimento ( con target glicemici meno stringenti ) alla prevenzione delle complicanze micro e macro vascolari , con gli obiettivi della terapia insulinica tesi principalmente a ridurre l’incidenza delle complicanze , ottenere il miglior controllo glicemico possibile e fare in modo che la malattia fisica interferisca il meno possibile con la qualità della vita .

Gli studi di Pacaud e Glillibrand documentano la normale maturazione psico-sociale di giovani adulti con diabete tipo 1, la ricerca di Pevler evidenza l’esistenza di disturbi del comportamento alimentare nei giovani con diab . tipo 1 , mentre una recente review conferma come il diabete sia associato ad un aumento del rischio per i disturbi alimentari , diversi a seconda del tipo di diabete : il disturbo alimentare binge è più comune nel giovane con diabete tipo 2 , mentre l’omissione intenzionale di dosi di insulina a scopo di perdita di peso si verifica principalmente nei giovani con diab . tipo 1 .

Le difficoltà : la letteratura indentifica molte barriere erette al passaggio , queste barriere possono essere costruite da una delle parti coinvolte , il team pediatrico , il team per adulti , l’adolescente o la loro famiglia , e riguardano le variabili principali ossia i fattori ambientali e quelli emozionali . Ciò rende il passaggio spesso inadeguato per la continuità delle cure , con controllo glicemico e comportamento di auto cura non ottimali . I diabetolgi per l’adulto a volte appaiono essere scarsamente in sintonia con le tematiche evolutive e poco attrezzati a fronteggiare questa fascia di utenza .

L’equipe di cura è poco attenta alle competenze emotive ed affettive privilegiando le competenze cognitive e può esserci difficoltà per un rapporto con la stessa da parte del paziente. La mancata preparazione della famiglia in un rapporto di fiducia inficia il successo della transizione. I risultati della ricerca di Kipps e collaboratori mostrano come la creazione di una struttura sanitaria ponte tra le due realtà pediatrica e adulta sia stata significativamente apprezzata dai giovani con diabete che ne hanno fatto esperienza.

Un ambulatorio congiunto del pediatra e del diabetolgo prima del passaggio definitivo al centro era la modalità che registrava la più bassa dispersione ed un più alto gradimento. La transizione fra i servizi è un processo e non un semplice trasferimento, studi italiani (come Cadario 2009, Vanelli 2004) si basano su modelli di transizione che coinvolgono i rispettivi team di cura , in un team di transizione che accompagna il giovane adulto e la sua famiglia , per circa un anno condividendo visite di controllo, protocolli di cura, dubbi e speranze .
(Doranna)

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