Diabete: Sid, disparità regionali, nuovi dati e misure.

Si è concluso sabato scorso il congresso nazionale della Società italiana di Diabetologia che ha eletto Francesco Purrello nuovo presidente. Come prima iniziativa del suo mandato, il neo letto presidente annuncia l’avvio di un’indagine su tutto il territorio nazionale per realizzare un censimento dello stato di accesso a dispositivi e farmaci innovativi per il diabete nelle varie Regioni. L’obiettivo: correggere inaccettabili discrepane territoriali.

Vivere in una Regione o in un’altra fa la differenza. Non solo per usi costumi e piatti regionali, ma anche per questioni assai più delicate come accesso ai farmaci e a dispositivi. “La disomogeneità territoriale che riguarda l’accesso a farmaci e dispositivi innovativi – ricorda Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia e Ordinario di Medicina Interna presso l’Università di Catania – è stata più volte segnalata da diabetologi, associazioni di pazienti e organizzazioni di laici. Manca però un’indagine sistematica, organizzata con metodo ‘scientifico’, che coinvolga tutto il territorio nazionale e che possa fornire dei dati solidi su cui basare riflessioni atte a modificare ed implementare il sistema”.

La Sid si propone quindi, utilizzando anche la sua rete di Sezioni regionali, di mettere a punto un database da sottoporre agli Assessorati alla Salute di tutte le Regioni, per costruire con metodo ‘scientifico’ un vero e proprio report da analizzare in vari ambiti, allo scopo di eliminare o almeno ridurre le discrepanze territoriali”. Se la prevalenza del diabete mellito, specie quello di tipo 2, è in costante aumento, fortunatamente la terapia del diabete è in continua evoluzione e l’arsenale terapeutico si è arricchito di molteplici nuove molecole che da sole o in combinazione tra loro sono in grado di tenere testa alla progressione tipica della malattia nel tempo.

“La disparità di accesso ai cosiddetti farmaci innovativi per la cura del diabete tra le differenti Regioni è un problema annoso – afferma Giorgio Sesti, past president della Società Italiana di Diabetologia e ordinario di Medicina Interna presso l’Università della ‘Magna Graecia’ di Catanzaro – e sotto certi aspetti paradossale trattandosi di farmaci innovativi per il loro meccanismo d’azione ma non certamente di neo-introduzione nella farmacopea, in quanto prescritti dai diabetologi da oltre dieci anni. Le differenti modalità con cui le Regioni pongono dei limiti di prescrivibilità per i farmaci innovativi creano di fatto delle eterogeneità di accesso per i pazienti a livello del territorio italiano. Negli ultimi anni la SID è intervenuta in tutte le sedi istituzionali per sottolineare l’importanza di una semplificazione e di una uniformità della modalità di accesso alle terapie innovative per la cura del diabete per consentire la massima fruibilità di terapie efficaci e sicure in tutti i pazienti incluso quelli che hanno un alto rischio di aventi cardiovascolari”.

Non solo nuovi farmaci, ma anche l’utilizzo della tecnologia in ambito diabetologico riveste un ruolo cruciale tra gli strumenti di cura offerti a persone con diabete ed operatori sanitari. In particolare, si registra la crescente diffusione di nuovi dispositivi, ad esempio per il monitoraggio in continuo della glicemia, o di nuovi microinfusori insulinici, con sistemi sempre più sofisticati di automatizzazione della terapia infusionale, che hanno dimostrato vantaggi sia clinici che di qualità di vita.

“Coniugare innovazione e sostenibilità economica – riflette Purrello – rappresenta certamente una delle principali sfide dei nostri tempi. La Sid da tempo è impegnata anche per raccogliere dati che possano servire a queste analisi. Ad esempio il recente rapporto ARNO Diabete 2017 fornisce dati da cui si evince che la spesa per i farmaci anti-iperglicemici e quella per i dispositivi rappresenta solo il 7 per cento e il 4 per cento, rispettivamente, della spesa totale per il diabete in Italia. Ma se da un lato è importante valutare con equilibrio la sostenibilità economica dell’innovazione, dall’altro è assolutamente necessario garantire l’omogeneità dell’accesso a queste risorse in tutto il territorio nazionale. Da una regione all’altra, non solo i tempi con cui si può accedere alle nuove terapie variano in base all’operatività dei vari assessorati regionali, ma alla fine di questi lunghi processi l’esito è spesso tale da creare importanti differenze e disparità tra regione e regione”.

Questo è quanto accade al momento sia per i farmaci, compresi i cosiddetti ‘biosimilari, che per i dispositivi e sensori per il controllo domiciliare della glicemia, sistemi di grande importanza nell’ottenere un miglior controllo metabolico, specie in alcune categorie di pazienti, ed anch’essi protagonisti di una grande evoluzione tecnologica, che li rende oggi sempre più accurati ed allo stesso tempo ‘comodi per i pazienti.

Anche in questo ambito esiste una disparità importante fra pazienti di diverse Regioni, quelle in cui, ad esempio, questi dispositivi sono gratuiti per alcune categorie di pazienti (con criteri completamente diversi da Regione a Regione) e altre dove sono totalmente a carico dei cittadini perché la Regione non ha ancora provveduto a stabilire criteri di accesso.

“Uniformare le modalità di accesso ai farmaci innovativi e ai presidi per la cura e l’automonitoraggio della glicemia su tutto il territorio nazionale – conclude Agostino Consoli, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia e ordinario di Endocrinologia
dell’Università ‘G. d’Annunzio’ di Chieti-Pescara – non solo è indispensabile per garantire ‘parità’ di trattamento a tutti i cittadini ma, realizzando una necessaria mediazione tra opposti estremi, potrà garantire che, attraverso una più appropriata allocazione delle risorse, in tutto il Paese, i prodotti dell’innovazione tecnologica vengano destinati in primis a chi da essi può trarre maggiore vantaggio clinico, limitando gli sprechi e razionalizzando la spesa.

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