L’Agenzia italiana del farmaco ha pubblicato il 6 luglio il rapporto sulle tempistiche di prezzo e rimborso 2024-2026, che fissa a circa quattro mesi il tempo medio di valutazione delle domande, un dato che pesa anche sull’accesso alle nuove terapie per diabete e obesità.
Il rapporto interessa da vicino chi convive con il diabete perché proprio in quest’area si concentrano molte delle molecole di ultima generazione. Gli analoghi del GLP-1 e i doppi agonisti hanno visto un’impennata di prescrizioni, e la velocità con cui un farmaco passa dall’autorizzazione europea alla rimborsabilità nel Servizio sanitario nazionale decide quando quel farmaco diventa davvero disponibile per il paziente.
Quattro mesi in media, ma con forti differenze
Il dato aggregato nasconde una forte variabilità. I tempi medi di valutazione delle istanze gestite dall’Agenzia da aprile 2024 a dicembre 2025 si attestano intorno ai quattro mesi, ma il valore cambia radicalmente a seconda del tipo di procedura.
- Medicinali generici: circa due mesi
- Nuove entità chimiche e biologiche: 8,6 mesi in media
- Rinegoziazioni di prezzo o condizioni: 9,6 mesi
- Farmaci orfani: 11,9 mesi
La forbice mostra che l’iter più rapido riguarda le molecole già note, mentre le terapie innovative, quelle in cui rientrano molti antidiabetici recenti, richiedono ancora tempi lunghi.
La procedura di prezzo e rimborso è il passaggio in cui, dopo l’autorizzazione all’immissione in commercio, si stabilisce se e a quali condizioni un farmaco viene pagato dal servizio pubblico. Fino a quel momento il medicinale può esistere sul mercato ma restare fuori dalla portata di chi non può sostenerne il costo, ed è questa la fase che il rapporto misura.
Il peso dei generici
Su un totale di 1.461 procedure presentate nel periodo, l’Agenzia ne ha analizzate 1.042. Oltre la metà, il 56%, riguarda l’ammissione alla rimborsabilità di farmaci generici. Seguono i nuovi confezionamenti o le sostituzioni, al 17%, e le procedure per ulteriori indicazioni terapeutiche, al 9%. Le nuove entità chimiche e biologiche pesano solo per il 4% e i farmaci orfani per l’1%, quote ridotte che spiegano perché la media complessiva risulti contenuta.
Cosa cambia per i farmaci del diabete
Per il paziente diabetico la tempistica ha ricadute concrete. Un rimborso più rapido significa poter contare, senza attese, su terapie che altrimenti resterebbero a carico. È lo stesso terreno su cui l’Agenzia era intervenuta di recente con una guida sull’uso appropriato degli analoghi GLP-1, ricordando che questi farmaci «non sono scorciatoie per dimagrire» e vanno prescritti dallo specialista o dal medico di medicina generale nelle indicazioni previste.
Sul fronte del diabete di tipo 2, l’offerta rimborsata comprende già semaglutide, liraglutide, dulaglutide, exenatide e tirzepatide, primo dei doppi agonisti dei recettori GIP e GLP-1. L’ampliamento del paniere ha alimentato un boom di consumi, che rende il tempo di ingresso nel rimborso una variabile di sanità pubblica oltre che di bilancio.
I margini di miglioramento
Il quadro, per quanto in miglioramento rispetto al passato, lascia spazio a interventi. La distanza tra i due mesi dei generici e i quasi dodici dei farmaci orfani segnala che l’obiettivo di un accesso omogeneo è ancora lontano. L’analisi si ferma inoltre alle procedure concluse entro maggio 2026, e sarà il prossimo aggiornamento a dire se la riduzione dei tempi sulle terapie innovative diventerà una tendenza stabile o resterà legata alla composizione delle domande presentate.
Va poi ricordato che la valutazione dell’Agenzia è solo un anello della catena. Dopo il via libera nazionale restano i passaggi regionali e l’inserimento nei prontuari locali, tappe che possono aggiungere mesi prima che il farmaco arrivi sullo scaffale della farmacia ospedaliera o territoriale.