Un programma intensivo sullo stile di vita riduce del 21% il rischio di sviluppare più malattie croniche negli adulti con prediabete, secondo uno studio durato oltre vent’anni pubblicato il 15 giugno sulla rivista JAMA.
La ricerca ha seguito 1.173 partecipanti del Diabetes Prevention Program in 27 centri clinici statunitensi, confrontando chi aveva adottato modifiche di dieta e attività fisica con chi aveva ricevuto un placebo o la metformina. Il dato che emerge riguarda non la sola glicemia, ma l’accumulo di patologie che spesso segue una diagnosi di diabete.
Vent’anni di osservazione
Lo studio, intitolato Lifestyle and Metformin Interventions and Risk of Multimorbidity in Adults with Prediabetes, ha analizzato i partecipanti arruolati tra il 1996 e il 1999 con un monitoraggio proseguito fino al 2021. Gli autori hanno considerato quindici condizioni croniche, tra cui ipertensione, cardiopatia, ictus, malattia renale cronica, artrite, tumori, depressione e demenza.
L’intervento sullo stile di vita chiedeva ai partecipanti di perdere almeno il 7% del peso corporeo e di praticare come minimo 150 minuti a settimana di attività fisica moderata. Chi aveva rispettato questi obiettivi ha mostrato una probabilità inferiore del 21% di accumulare tre o più malattie croniche rispetto al gruppo di controllo.
Un beneficio oltre la glicemia
Secondo i ricercatori il risultato conferma che ritardare o evitare il diabete produce effetti a catena sull’intero organismo. «Ciò che nel tempo è diventato ancora più notevole è vedere l’effetto a cascata sulla salute generale, con benefici che vanno ben oltre il diabete e riducono il rischio di cardiopatie, tumori e altre patologie croniche», ha dichiarato Owen Carmichael, direttore del settore di biomedical imaging al Pennington Biomedical Research Center e tra gli autori dello studio.
Il dato assume rilievo per la scala del fenomeno. Negli Stati Uniti circa 96 milioni di adulti convivono con il prediabete, una condizione in cui la glicemia è più alta del normale ma non ancora nella soglia del diabete, e la coesistenza di più malattie croniche è tra le principali voci di spesa sanitaria.
La metformina non replica l’effetto
Il confronto con il farmaco offre una lettura più sfumata. Nel gruppo trattato con metformina, un antidiabetico ampiamente prescritto, la riduzione del rischio di multimorbidità non ha raggiunto la significatività statistica. Gli autori invitano alla prudenza nel leggere il confronto, perché il farmaco resta uno strumento utile nella gestione della glicemia, ma sottolineano come in questo caso il cambiamento dei comportamenti abbia prodotto un vantaggio più ampio e duraturo.
La differenza, spiegano, potrebbe dipendere dal fatto che perdita di peso e movimento agiscono su più fronti contemporaneamente, dalla pressione arteriosa all’infiammazione, mentre la metformina interviene in modo più mirato sul metabolismo del glucosio.
Cosa indica per la prevenzione
Il gruppo di lavoro colloca i risultati nel solco del Diabetes Prevention Program, lo studio che negli anni Duemila aveva già dimostrato come le modifiche dello stile di vita riducessero la comparsa del diabete più della sola metformina. La nuova analisi allunga lo sguardo di due decenni e sposta l’attenzione dalla singola diagnosi al carico complessivo di malattia.
- obiettivo di calo ponderale del 7% del peso corporeo
- almeno 150 minuti settimanali di attività fisica moderata
- quindici condizioni croniche monitorate per oltre vent’anni
Per i sistemi sanitari alle prese con l’aumento delle patologie croniche, gli autori indicano nei programmi strutturati di prevenzione uno strumento che andrebbe reso più accessibile alle persone con prediabete, prima che la finestra utile per intervenire si chiuda.